Trascorro le mie giornate lavorative, e non solo, totalmente immerso in argomenti che riguardano lo sviluppo di siti web e relative ottimizzazioni per aumentarne la visibilità ma, nel momento in cui ho iniziato a ragionare su VIBE CODING e problematiche SEO, per qualche strano funzionamento del mio cervello, mi è venuto in mente che, nonostante io compri quasi tutto online, ci sono specifici acquisti per cui non posso fare a meno di recarmi fisicamente in negozio.
Ciò che mi spinge ad abbandonare la mia postazione di lavoro, cosa che faccio molto meno frequentemente di quanto dovrei, è la necessità di un confronto con il commerciante di turno, senza le cui competenze e valutazioni, l'acquisto, che ho intenzione di fare, potrebbe risultare inadatto o peggio ancora dannoso. Sebbene sistematicamente cerchi di informarmi al meglio, provando a nascondere, con poco successo, la scarsa conoscenza in merito, il più delle volte le mie richieste, basate sulle poche informazioni di cui dispongo, vengono smontate. Ciò che ero convinto di dover comprare, dopo il mio “corso accelerato”, rapida lettura di qualche risultato della SERP (e da qualche giorno dopo aver letto la risposta di Google AI Mode), finalmente, appare nella sua totale inadeguatezza per lo scopo per cui stavo per acquistarlo. Senza il confronto con un esperto, senza le sue competenze, avrei comprato qualcosa di sbagliato e ne avrei scontato limiti e conseguenze.
Questa "divagazione", che inizialmente mi appariva come inutile, in realtà ha rappresentato uno spunto di riflessione sui limiti del Vibe Coding, sia in generale che per lo sviluppo dei siti web.
L'AI, più nello specifico i vari LLM (large language models) in circolazione, salvo specifiche restrizioni, che non riguardano questo specifico caso d'utilizzo, a differenza del commerciante di cui sopra, esperto del suo settore, “devono” assecondare le richieste (i prompt) e non metterle in discussione, anche quando queste sono incomplete o evidentemente inadeguate.
L'addestramento basato su informazioni, per giunta non sempre corrette, non è neanche lontanamente comparabile al mix di formazione ed esperienza concreta di chi ha sperimentato i pro e i contro della messa in opera di quelle stesse informazioni.
Questo vuol dire che, se attraverso un prompt, per quanto accurato, chiedessi lo sviluppo di un sito web per l'azienda X, specificandone nel dettaglio il core business, e dettagliando le funzioni che ritengo necessarie che gli utenti trovino, ciò che nel migliore dei casi mi sarà restituito, sarà un sito con le sole funzioni da me indicate nel prompt.
Ipotizzando che il sito sia usabile (cosa statisticamente non frequente allo stato attuale), per valutarne la qualità e la sua capacità di soddisfare le aspettative, sarà necessario porsi delle domande.
Il codice generato sarà efficiente o inutilmente ridondante, con ricadute in termini di prestazioni e più in generale su tutti i Core Web Vitals ?
Nel caso di siti basati su javascript saranno state adottate le buone prassi per il rendering lato server (SSR) o i contenuti del sito risulteranno completamente invisibili al googlebot ?
Il codice generato sarà sufficientemente sicuro o presenterà vulnerabilità che espongono il sito ad attacchi (es. SQL Injection, XSS, etc.) ?
Librerie e/o eventuali dipendenze saranno state scelte evitando attentamente soluzioni obsolete, poco o nulla manutenute e in ogni caso non sufficientemente stabili ?
La struttura HTML e la gerachizzazione dei contenuti sarà adatta per garantire la migliore “comprensione semantica” ?
Cosa aspettarsi poi da robots.txt e conseguente crawling del sito, canonicalizzazione, meta robots, meta tag, sitemap.xml, status code, gestione della cache, … ? Solo per citare alcuni degli aspetti con cui chi realizza siti web per professione deve quotidianamente fare i conti.
Anche volendo immaginare un prompt così dettagliato da contenere tutti gli aspetti appena citati, e anche di più, chi non ha alcuna familiarità con questi argomenti, o basa la sua “conoscenza” su una ricerca in Google, qualche post su Linkedin e Facebook e un paio di video tutorial su YouTube, come potrà verificare che il risultato finale è veramente conforme alle richieste iniziali e possa garantire i risultati attesi ?
Per rispondere a tutte queste domande, per lo stesso strano funzionamento del mio cervello che mi ha portato a divagare all'inizio, mi è venuto in mente il cocktail Martini. Mi spiego.
La sua ricetta è estremamente semplice, prevedendo 2 soli ingredienti, il MARTINI Extra Dry e il gin ma, con buona pace del disciplinare (che in questo caso vale come le linee guida di Google), solo dei buoni prodotti di partenza e l'esperienza del barman riusciranno a districarsi nell'infinità di varianti possibili, così da soddisfare la richiesta di un cliente consapevole ed esigente.
Tornando quindi al Vibe Coding per la realizzazione di siti web e le possibili, molto probabili, conseguenze negative sulla SEO.
Come siamo soliti ripetere nella Community Search Central di Google, il posizionamento di un sito web è la conseguenza di valutazioni algoritmiche che riguardano centinaia di fattori qualitativi, quindi, sperare che il frutto di un prompt possa generare un sito di alta qualità, è ben più difficile del riuscire a farsi fare un buon cocktail Martini (cosa tutt'altro che scontata).
Pertanto, in contro tendenza con chi sostiene che l'AI toglierà molto presto il lavoro a sviluppatori e SEO (tra gli altri), io vedo un futuro abbastanza prossimo, dove il web sarà invaso da siti con una pessima esperienza di navigazione, facilmente e ripetutamente violati, praticamente invisibili ai motori di ricerca, incapaci di generare conversioni e portare profitto.
Che poi, ora che lo scrivo, non mi sembra un scenario tanto diverso da quello dei siti auto prodotti con WordPress. Qualcuno dovrà pur provare a sistemare i cocci e chi meglio di sviluppatori e SEO ?